In due anni, Berlino ha stravolto il suo quadro strategico e la pianificazione della Bundeswehr come mai prima d'ora nella storia recente del paese. La Zeitenwende, seguita dalla pubblicazione di una strategia militare indipendente e di un profilo di capacità, definisce un obiettivo chiaro: riarmarsi rapidamente, su vasta scala e con coerenza a livello di teatro operativo, includendo la NATO, il Medio Oriente e l'Indo-Pacifico. Ma le dinamiche finanziarie, l'ampliamento dello spettro delle minacce e le tempistiche di attuazione non raccontano tutta la storia.
In effetti, al di là delle ambizioni militari e industriali, sostenute da miliardi di euro di finanziamenti, Berlino si trova ad affrontare numerose difficoltà, che vanno da una trasformazione industriale dettata dalla necessità piuttosto che dal bisogno, a vincoli di risorse umane che limitano gravemente ogni aspetto, superando una soglia insostenibile nel contesto attuale. La questione cruciale ora è se gli obiettivi dichiarati siano stati stabiliti per soddisfare esigenze di sicurezza, o sulla base di considerazioni diverse che inevitabilmente comprometteranno l'efficacia complessiva, e soprattutto i benefici attesi in termini di sicurezza e deterrenza.
Dalla Zeitenwende di Scholz alla Verantwortung für Europa di Merz, la Bundeswehr in piena trasformazione fino al 2035
Annunciata il 27 febbraio 2022 da Olaf Scholz, la Zeitenwende, o "era del cambiamento", ha inaugurato un nuovo e impegnativo ciclo dottrinale per la Bundeswehr, con la promessa di un bilancio pari al 2% del PIL entro il 2025 e un fondo di 100 miliardi di euro destinato ad affrontare le debolezze più critiche delle forze armate tedesche. All'epoca, questo annuncio, giunto pochi giorni dopo l'inizio dell'offensiva russa contro l'Ucraina, sembrava delineare un obiettivo che alcuni consideravano irraggiungibile, mentre molti lo ritenevano insostenibile a lungo termine.
Quattro anni dopo, con la Verantwortung für Europa, Berlino e il suo nuovo cancelliere Friedrich Merz alzarono notevolmente l'asticella, designando inequivocabilmente la Russia come il fulcro dei rischi e ipotizzando scenari di attacco al territorio della NATO.
Ma al di là dei 150 miliardi di euro all'anno promessi alla Bundeswehr a partire dal 2029 e di un budget di 377 miliardi di euro per gli equipaggiamenti militari entro il 2030, che fanno sembrare la Zeitenwende un delicato antipasto, la nuova dottrina tedesca presuppone soprattutto un cambiamento strategico, passando da una semplice accumulazione di piani a una visione unificata del teatro operativo, dall'Atlantico all'Indo-Pacifico attraverso il Levante, al fine di sincronizzare postura, logistica e catene di comando, a lungo trattate separatamente.
Tuttavia, questo salto dottrinale sta già incontrando numerosi ostacoli concreti. Ad esempio, all'interno dell'esercito tedesco (das Heer), è in corso il ritiro dei veicoli da combattimento per la fanteria Marder e Wiesel entro il 2030, mentre gli acquisti sono ancora finalizzati semplicemente a sostituire i veicoli usurati, entrati in servizio più di 30 anni fa e mal tenuti negli ultimi 20 anni a causa della mancanza di risorse.
La carenza di munizioni, pezzi di ricambio e infrastrutture sta compromettendo le prestazioni, l'addestramento e le capacità operative, rivelando una realtà ben più prosaica: la modernizzazione incentrata esclusivamente sulle piattaforme, senza scorte e officine, non ripristina una piena capacità operativa ed espone a una "modernità" superficiale, in parte inutilizzabile nelle operazioni.
La tensione è palpabile persino all'interno delle unità schierate. In Lituania, la 45ª Brigata Corazzata schiera solo dal 28 al 47% dei suoi battaglioni di carri armati e granatieri, a seconda della specializzazione, mentre l'artiglieria, l'intelligence e la logistica sono limitate a circa il 10%. In altre parole, la brigata è già fuori combattimento prima ancora di aver avuto la possibilità di essere potenzialmente impiegata.
La carenza di specialisti, in particolare sottufficiali, nei settori della logistica, della difesa aerea e dell'ingegneria ostacola la rotazione del personale, allunga i periodi di impiego e riduce la disponibilità, creando al contempo una tensione palpabile tra gli effettivi, con tassi di fidelizzazione che si rifiutano ostinatamente di migliorare nonostante gli incentivi finanziari. Con 185,000 soldati professionisti e quasi 60.000 posizioni vacanti, secondo Deutsche Welle, la crisi delle risorse umane non è più un problema di poco conto, ma un problema strutturale.
L'amministrazione tedesca, dal canto suo, sta affrontando il proprio collo di bottiglia attraverso l'Entbürokratisierungs- und Modernisierungsagenda 2026 (EMA26). È vero che, fino ad ora, si è assunta la piena responsabilità del deterioramento delle capacità operative della Bundeswehr, attraverso una raffica di regolamenti tanto superflui quanto inefficaci.
A questo proposito, l'EMA26 delinea 153 misure e 580 traguardi per snellire le procedure, digitalizzare i processi e integrare l'intelligenza artificiale nelle attività ripetitive. Come sottolinea Bastian Ernst, portavoce della riserva, la deburocratizzazione e la digitalizzazione non sono una mera facciata, ma elementi essenziali per l'attuazione. La trasformazione dei fondi in risultati concreti dipende tanto da questi processi interni quanto dagli stanziamenti di bilancio annunciati.
150 miliardi di euro all'anno e la possibile nascita di una NATO europea: i due tabù tedeschi sono stati infranti.
Per raggiungere l'obiettivo di spesa annuale per la difesa di 150 miliardi di euro entro il 2029, promesso dalla Cancelliera Merz, si è resa necessaria una riforma costituzionale del freno al debito. Questo quadro giuridico, unitamente al consenso politico sulla modernizzazione e l'espansione delle forze armate e dell'industria della difesa, ha creato una struttura relativamente solida per la pianificazione, la definizione delle priorità e l'attuazione dei programmi. Pertanto, salvo imprevisti di rilievo, è altamente probabile che l'obiettivo del 2029 venga effettivamente raggiunto.
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